mercoledì, marzo 30, 2011

4.50 (due minuti dopo le 4.48)

due minuti dopo
è cambiato tutto.

Una stanza a toni di grigi,
i colori assenti, dissolti.

Un attimo che s'infrange
nello stomaco ed entra
nelle viscere.

L'esterno rimane identico
l'interno è un sistema
complesso di introspezioni
che ti riduce a merda.

Parole come schegge che si
conficcano negli occhi,
non esce niente, entra tutto dentro
una penatrazione violenta.

Fa male.

Due corpi discinti, immobili
Due minuti fa condividevano
pensieri e parole.
Ora tornano nel silenzio
ed essere entità.
Inghiottite da una stanza cupa,
in bianco e nero.
Senza più sfumature.

Tagli nell'anima che esplode e perde sangue.
Un'emoraggia intermittente
che ti porterai dietro per sempre.

Tornare a condividere un segno.
Senza vederlo e sentirlo.
Percependolo.

La carne assorbe i pugni della mente,
l'inconscio guarisce le ferite,
il conscio le riapre.

Ancora.

Finché respiro.
Finché piango.
Finché sanguino.

Quando smetto d'essere e divento.

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