Ho visto gli occhi di una ragazzo diventare lucidi, brillare, ho visto le sue mani tremare e sentito il suo tono della voce diventare stridulo alla visione di lei, ho visto una ragazza impiegare un pomeriggio per preparare una cena e farsi bella per lui, ho visto tanto e sentito ancora di più, ho sentito e ascoltato, ho parlato con chi ha fatto progetti di famiglia, di una vita in comune e condivisa, di mettere da parte "io devo fare questo" per il "noi vogliamo fare questo", ho osservato gli occhi di lui brillare al parlare della sua lei, anche nei lamenti di quelle piccole cose quotidiane che significano intimità e condivisione, ho chiaccherato con lei che tesseva le lodi di lui, pur avendo qualche appunto da fargli.
Usano la prima persona plurale, hanno tutti progetti, creano e desiderano una stabilità.
E' tutto molto tenero e piacevole, rende ancora più felice la tua solitudine, sai che potrai essere benissimo quello che i loro figli chiameranno lo "zio", quel simpatico mattacchione che ogni tanto va a fargli visita.
e tu? e io niente, non voglio darmi un'altra opportunità, non voglio dare un'altra opportunità, di stare così male, di fare stare male, di guardare chi amavi e dire "No",ad una famiglia non ci mai pensato, figli manco a parlarne, almeno non prima di due lustri, pur sapendo che era lei quella con ti vedevi invecchiare, di avere ricordi così belli, di esserti comportato male, che poi forse non è neanche vero, ma così ti senti, e fa male, tanto male, un male così non pensavo potesse essere possibile, non dormi, macini chilometri, magari fossero solo seghe mentali, ti butti nel lavoro, e ringrazi che ci sia, perché quello ti salva, perché per quello hai lasciato tutto, che poi non è solo lavoro ma è la tua passione principe, che bello lui con le sue frasi coniate apposta, alle quali credeva e che ora pensi che ora non servono a niente, con sta storia dell'andare, e qualche volta qualcuno l'avrebbe dovuto mandare a fare in c**o, tiragli due schiaffi a fargli pensare su un pò di più, che sai, ora sarei poi stato peggio, in fondo al cuore lo sai, che non era quello che volevi e potevi, che quello sarebbe stato un inferno, eterna giustificazione del non essere andato, peccato mortale, del non aver dato tutto se stessi, lo sai, dovresti capirlo meglio, capirlo e basta.
E' tutto molto stupido, doppia arrabbiatura, perché non hai fatto nulla, non è successo dall'oggi al domani, in un certo senso, hai agito anche, facendo terra bruciata al solito, chiudendoti a riccio, certe cose anche se le senti dentro ogni tanto farebbe anche piacere dirle, non sempre tanto te lo legge negli occhi, nell'utopia amorosa di un romantico cinico, nel mondo degli orsetti rosa che dopo tre salti però finiscono giù per un burrone, però quei tre salti sono da record e festosi.
Stimoli e limiti, alla ricerca di entrambi, in uno spingersi fino allo spasmo, a diventare un filo di nervi, a cercare rabbiosamente, fendere l'aria con la curiosità, con la voglia di dimostrare a te stesso, così inflessibile e mai contento, ogni tanto guarda a quello che hai raggiunto e goditelo, non voler negarti un motivo per essere contento solo perché il dolore ti fa sentire più vivo, perché credi sia lui a portarti ad esplorare, a rintracciare quella pace che così non troverai mai.
Giusto che tu cerchi da solo, perché solo così puoi trovare, perché questo non è giusto condividerlo, perché nell'altalenare dell'andare a fondo e del riemergere, non è il caso di trascinare altre persone.
lunedì, novembre 30, 2009
sabato, novembre 28, 2009
Ci si può stare anche male...
micca è colpa tua, cioè magari lo è, anzi sei sicuro che sia tua, datti un altro motivo per bestemmiare e per credere che tu abbia il totale controllo della tua vita, che tutto dipenda da te, un incrocio di sistema di pensiero tra la pubblicità della BMW e l'American Dream puro e duro pre-reganriano, però non sarai capace di perderti ma ci riesci benissimo, il Dream diventa un Nightmare al quale Bateman impallidirebbe, non ci puoi fare niente, ci stai male punto, non bisognerebbe aggiungere niente, solo un lungo spazio bianco, nero vista la situazione, sempre a spiegare, a parlare in voli pindarici, è dolore puro e semplice, poi dicono la mancanza di spiritualità e di sentimenti, quando li provi veramente pare uno scandalo, com'è e come non è, questo è, lo so anchio come risolverlo, tirati su, non mollare, dai passerà, ma dai, pensavo che facendo il contrario, tipo buttarmi giù, mollando e credendo che non passi magari in realtà cominci a stare meglio per qualche legge segreta dell'universo e no, non s'aggiusta, rimarrà anzi delle due aumenterà, passassero pure i secoli.
Palese e pacifico che ci sono altri problemi più gravi, ma al momento questo è mio, è per me è grosso, scusate un attimo di individualismo, se non ci fosse stata la grande bolla saremmo tutti ad elogiare l'etica di Gordon Gekko, ecco in universo parello qualcuno non avrebbe niente da ridire su questo mio concentrami sul mio problema, che poi la rottura di palle potrebbe diventare anche tua dal momento che mi chiedi che cos'ho e perché ho quegli occhi tristi, dal momento che mi dici di guardare avanti, alzo lo sguardo ma c'è uno specchietto retrovisore che mi occupa tutto il campo visivo, sono anche buono in questo, evito di scrivere poesie o canzoni, solo un mucchio di byte, facilmente evitabili e skippabili, e appunti su un taccuino scritti in una lingua arcaica e ormai dimenticata per via della calligrafia totalmente inusabile.
Al solito abbiamo, o meglio ho, sto vizio del pluralis maiestatis ereditato dal liceo, usato un sacco di parole per dire un concetto semplice, del resto siamo nell'epoca dell'abbondanza, i byte non mi costano, se non al tuo simpatico lcd, sul quale magari brucierà proprio questo pixel qua (ehi se succede non mi puoi accusare di niente, era destino, mi dispiace e visto che sono pure buono ti dico di esercitare una lieve pressione sul pixel morto con il polpastrello, se ti dice culo dovrebbe riattivarsi), comunque la frase, in versione light, senza tutto il contorno va detta così, mettetevi in piedi, gambe leggermente divaricate, cominciate ad allargare le braccia: - Esclamazione tipica della vostra regione, io ci sto male. punto. richiudete le braccia, giratevi dall'altra parte, incamminatevi, se avete strada accendetevi una sigaretta e scomparite all'orizzonte, altrimenti entrate nel primo bar alla vostra destra ed ordinate una vodka (o quel che preferite, evitate gli analcolici perché fanno poca scena, ma soprattutto non vi fanno niente)
giovedì, novembre 26, 2009
Chissà
Certe volte ti chiedi come ti ricorderai delle esperienze che stai passando, se ci riderai sopra o se le guarderai con una punta di rammarico perché sono state occasioni gettate al vento, essere ancora in divenire è tanto bello e caro, vivere alla giornata è tanto stiloso, ma qualche certezza, che col passare degli anni cominciano a vacillare, che non derivi solo da te e dal riflesso delle tue azioni la vorresti avere, perché sì ci credi e qualche risultato si ottiene ma la strada è lunga, qualche volta si toppa e più spesso il tutto scorre bene, che poi faccia quel salto in più, quello è parte dell'insondabile.
Il fatto di non sapere dove getterai fondamenta, e se mai lo farai, ti spinge e rompere i legami che già esistono a non cercarne di nuovi, a forza di non lasciar entrare nel cuore, esso poi s'indurisce diventando di pietra, la convinzione, sincera e sicura e senza dubbio, che l'avresti gestita ti rimane comunque dentro, il tempo sta cominciando a scorrere verso la fine, bisognerà capire, avere coraggio ed essere decisi, soprattutto arrivarci pronti, o almeno crederlo d'esserlo ed andare, lasciandosi ancora una volta tutto dietro e dimezzando ancora una volta.
domenica, novembre 22, 2009
Dust and roads
Ci sono le persone, ci sono le strade, sono tante entrambe, spesso s'incrociano, scorrono parallele, si uniscono, si separano, si rompono, si dividono, s'interrompono bruscamente, portano a vicoli ciechi.
A volte camminano assieme, si uniscono in una colata di cemento che sembra indivisibile, liscia e levigata, senza incrinature e crepe, che sopporta pioggia e nubifragi, poi il sole a forza di scaldarla la dilata, il cemento si squaglia, si separa, prende direzioni sconosciute, si crepa, si disossa, la polvere si alza, ti entra nella gola, ti toglie il respiro, cadi a terra, sputi sangue, i sassi entrano nella carne lacerandola e incastrandosi, arrivano al cuore, lo trafiggono, ma non ti uccidono, rimani agonizzante, singhiozzo, tosse impastata a sangue, respiro affannoso, occhi rivolti al cielo e l'impossibilità di vedere, perché il sole perfora la retina, solo un breve cono di visione, ristretto, che porta la mente ad abituarsi a vedere in questi spazi claustrofobici, questa sottile lama di luce comprime il tutto e lo rende più pressante , schiaccia qualsiasi voglia, pulsione, diventa un turbinio orizzontale perché incide incurante e verticale perché attrae verso il baratro nero dove non tocchi e non vedi nulla ma non sei all'oscuro, c'è sempre un flebile luce che conduce a vedere una falsa speranza, credi a ciò che pensi.
La rabbia giovane.
il problema alla fine ero io, la rabbia che covavo e che riversavo su di me, in un turbine di autodistruzione, di terra bruciata intorno, di solitudine, s'è diradata, ho preso a pugno un muro, ho avuto le mani grondanti di sangue, mi sono insaccato un dito, ho cicatrizzato le escoriazioni con il fuoco, sono uscito fare una passeggiata, ho fumato un pacchetto di sigarette, ho urlato la mia rabbia contro me stesso, per non aver saputo dire ed agire al momento giusto. Sono sembrato strano e incazzato col mondo, ero inviperito con me stesso. Mi sono visto, mi sono preso a pugni, ho sputato sangue, dal sapore amaro, ho vomitato per il nervoso, ho avuto le crisi di pianto isterico mentre pulivo casa, ho capito tante cose, ho trovato altre cose da cercare, ho avuto risposte, ho lasciato sentimenti uscire, non ho giocato, non ho perso ne vinto, ho vissuto, fino al midollo, alla fine gli estremi si toccano con il dolore dell'anima che diventa il piacere estremo di guardare un tramonto e assaporare l'aria fredda e solitaria dell'autunno, sentirsi non più come una pietra rotolante ma come un ciottolo che saltella nell'acqua.
martedì, novembre 17, 2009
Confine
E' quando sei sul limite, sul filo del rasoio, quando tra le due metà, ne vedi una sola, vedi la fine, nient'altro, quando tocchi con mano il punto del non ritorno, quello definitivo, la soluzione codarda al tutto, in quel momento i pensieri impazziscono, diventano un turbinio, s'accavallano, i ricordi, le speranze tutto si mischia in una melting pot di flusso di coscienza, accompagnato dalle urla delle viscere, mentre gli occhi piangono, la bocca ride, le orecchie fanno rimbombare il suono del silenzio sussurrando solitudine, le mani sfregano contro il cemento e il naso sente l'odore della terra bagnata. Il tempo non esiste più, un lungo attimo, eterno, luci soffuse, un balzo, quasi un assentarsi per qualche minuto dalla terra, minuto che per te è stato un secolo, un concentrato tritato di emozioni andate a male e ammuffite.
Ti vedi in terza persona, a metà tra il fiero e il disgustato, salta ogni valore ed ogni progetto, ingannato dalle tue stesse gambe che pensano d'andare avanti, fregato dalla tua mente che pensa d'andare indietro, buggerato dalla realtà che ti fa girare in un cerchio che diventa spirale, sei ad un passo dal fondo, basta un movimento impercettibile, lo tocchi, lo sfiori, lo accarezzi, è calorosamente freddo, piacevole pensato in prospettiva, i sensi si confondono con i pensieri, si s'accoppiano, si separano, si guardano solamente.
Il cuore emette un battito, forte, vigoroso, gli occhi si spalancano, la nebbia si dirada, è tutto nero, muovi le mani e togli quella patina di fuliggine che t'impedisce di sentire, quella scorza dura che hai sulla pelle che inebetisce il tatto, l'anima che in tutto questo s'era andata a fumare una sigaretta si riappropria di quelle membra stanche, malridotte che ancora scalpitano, si stringono la mano, un patto, decidono che sono state un'accoppiata vincente e che possono ancora esserlo, le loro strade non è il caso che si dividano ora, si fumano una sigaretta assieme, si danno una rinfrescata. Ne hanno vissute assieme, l'hanno sempre sfangata, ultimamente hanno avuto parecchio per cui dannarsi, hanno visto la pena, il tramonto di un uomo, hanno passato la notte, prendendo a calci in culo la grande consolatrice tentatrice, è l'alba, di una domenica come tante, con il freddo pungente, la rugiada e la nebbia che piano piano si dirada, è il primo giorno del resto della tua vita.
domenica, novembre 15, 2009
Alla fine...
Tutto è stato un nulla di fatto, solo un passaggio indiretto.
E' molto, è già tanto.
Per ora va bene così, cominciamo a cambiare prospettive, forse non è il top, ma guardiamone il lato positivo.
Cominciamo a darci una possibilità, invece di continuare a tirare testate al muro su ciò che è stato.
sabato, novembre 14, 2009
lunedì, novembre 09, 2009
Time is running out
Meno di una settimana per prepararsi a rincontrare un passato. Speriamo di riuscirci.
Al momento brancolo nel buio, devo assolutamente inventarmi qualcosa.
sabato, novembre 07, 2009
Jack la faceva facile (13)
Steso sul letto, come se la giocatrice di scacchi stesse per giungere a farmi visita, con le sacche lacrimali piene, guardo il soffito e vedo un mondo, una casa senza riscaldamento, un freddo che lenisce e rallenta qualsiasi cosa tranne le sinapsi che corrono veloci portando a scatti di nervi e sbalzi d'umore.
Un evento della vita, la paura, mai così viva e forte, senza di essa di non esisterebbe il coraggio, ma vorrei volentieri farne a meno di scoprirlo, un possibile rivedersi tra una settimana, 7 mesi di gestazione, immagino come possa essere, la fine è sempre quella, in un baretto a bere vino rosso, a fumare sigarette. Ho sempre cercato d'essere pronto, ad immaginarmi scenari peggiori, prendere in considerazione ogni possibile variante, trovare soluzione. Brancolo nel buio, s'improvvisa, ancora una volta ho capito che nemmeno questa è la mia città, fuggo, forse, ricominciare tutto ogni volta, da zero, solo a pensarci mi stanca, sto invecchiando, una stabilità in qualsiasi aspetto della vita causerebbe instabilità, un paradosso che ben racconta il tutto, forse è una pallida scusa, invece che costruire qualcosa in un posto, si appoggia un qualcosa di provvisorio, poi via, lo si richiude e si riparte. Un piano però stavolta cerco di farlo, un qualche checkpoint tenterò di averlo ma poco importa, la verità è che non so proprio che pesci pigliare, brancolo in una sorta di buio, non navighiamo neanche a vista, navighiamo col tatto.
Mi ci sto abituando, se non fosse che tutto il mondo intorno a me gira all'incontrario, se in molte cose (se non tutte) tu procedi all'inverso, credo sia saggio porsi domande e cercare risposte, possibilmente immediate. Poi però la verità è che non me ne frega niente.
Impari tante cose, l'unica cosa che non ti viene insegnata è come andare avanti quando pensi d'aver commesso un grosso errore, credo che te lo porterai sempre dentro, ogni tanto tornerà, non diventerà un ricordo ma devi imparare a conviverci.
martedì, novembre 03, 2009
Far(ewell) away
Un anno fa c'incontrammo per la prima volta, uscimmo dal tempo e dallo spazio, nelle radure delle nostre terre, coperte di neve, nella notte fino al mattino, sapendo che da lì a poco che ne saremmo andati, ai poli opposti, incrociandosi successivamente, tutte e due presi dalle nostre cose, io ad inseguirti tu a sfuggire, con i nostri dubbi ciclici e le nostre certezze, incrollabili a volte, vacillanti altre, prima persona da anni a questa parte che ho preso come esempio e come stimolo.
Con poco mi hai insegnato tanto. Ora te ne vai lontano e per un bel pò, forse tornerai forse no, grazie di tutto.
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