Per essere felici ti devi dare una mossa, devi sbatterti, devi cercare e trovare qualcosa, devi lottare, sai che non puoi avere tutto e ti devi accontentare e fare compromessi.
L'infelicità quella invece è servita, non la devi cercare, ti viene a fare compagnia lei, ti giustifica tutto, il tuo problema sarà insormontabile e potrebbe portare alla fine del mondo, non come quelli di altri, ti giustifica di avere la testa da un'altra parte, fa sembrare anche il più naturale degli avvenimenti come una evento grandioso (almeno oggi c'è il sole), tiene a distanza gli altri, ti porta a lasciare perdere perché tanto... oppure a fare scelte sconsiderate destinate a naufragare come neanche i navigatori alle colonne d'Ercole perché tanto.....
Ti da quell'aria imbronciata, incazzata col mondo, a metà tra la rabbia giovane e gioventù bruciata, che una volta era quella del duro dal broncio ribelle (che però forse aveva un cuore da teddy bear) ora però vieni scambiato per un emo depresso cronico, situazione che potrebbe provocare ancora più depressione, visto che potevi essere scambiato per un punk intrecciato nel tessuto urbano, ma no, invece ti tocca l'emo.
La felicità sono i giorni che hai vissuto, l'infelicità quanti ancora te ne rimangono da vivere.
Stai per prendere sonno, pensieri che tornano alla carica, pronti a conquistare quello spiraglio di notte che potrebbe farti dormire, invece loro, molto cordiali, ci tengono a scortarti ad occhi aperti fino all'alba, prendi il caffè e fumi la sigaretta, con gli occhi ancora socchiusi ti lavi la faccia e ti guardi allo specchio, non ti vedi, il muro che hai eretto atto ad impedirti di essere felice, ti impedisce di vederti, è un muro duro ma sottile, lieve, diviso simmetricamente in due parti, la prima che si non riflette in quello che vede, l'altra che invece lo fa ed è contenta di essere te, in mezzo una sottilissima linea di demarcazione, quella la linea nella quale tu cammini, prestando la massima attenzione a non sostare troppo nell'una o nell'altra zona, rivolgi lo sguardo allo specchio, sorridi.
Che sia il primo giorno del resto della tua vita?






4 commenti:
Sei tu.
E quanto sono d'accordo sul fatto che chi sorride "solo perché c'è il sole" è perché deve giustificare la felicità, e quindi è un infelice.
brindiamo
(giuro che se vengo dalle tue parti ti vengo a trovare)
@choppa: eh lo so :-S
@alzata: be my guest.
Sposo la tua idea che essere infelici sia molto più facile che essere felici..Perchè ti devi effettivamente dar da fare. Sì insomma sto bicchiere è sia mezzo vuoto che mezzo pieno, oggettivamente. Mi domando quando cambi il modo di vederlo...alcuni son capaci di vedere il bicchiere anche quando non c'è....
Un abbraccio
Carlotta
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