lunedì, ottobre 12, 2009

e arrivò il freddo....

pungente, devastante, il vento che ti taglia la faccia con le sue lame affilate, il vestiario ancora estivo, ti coglie di sorpresa, impreparato, le giornate rattrappiscono come le onde nella risacca, la voglia di casa, del focolare domestico.
Roma non è fatta per quella malinconia composta di nebbia, di notte buie, di quel vino rosso che scalda, del trovarsi solo in mezzo alla città, tu e il nulla con il ghiaccio dentro, con quella tristezza e quel confinarsi in casa, a leccarsi le ferite, soli, uscire e trovarsi in un osteria, di quelle aperte fino al mattino, a bere vino, due parole col gestore, del più e del meno, un giro sotto il portico, che chiude l'orizzonte, amplificando il peso dei tuoi pensieri che ti opprimono il cuore e non possono migrare verso l'altro, dell'università e dei suoi frequentatori che ti ricorda quando eri giovane, e magari ancora lo sei, ma ti rivedi quando avevi tutto e pensavi di non avere niente, ora pensi di avere tutto e non hai niente, del girovagare e sedersi in ogni scalino, in ogni piazza, fino a che rimane solo il flebile bruciare della carta dell'ennesima sigaretta il cui fuoco lentamente si confonde col rossore dell'alba, sbiadito dalla foschia, come alcuni ricordi, ma che s'infiamma con l'ultimo bicchiere di vino e ti riporta al giorno con lo schioccare dalla serranda dell'osteria che chiude. Un altro giorno è andato.

Roma non è fatta per questo, è per l'allegria, non concepisce la malinconia, il chiudersi, il vagare da solo, è luce anche di notte, è la limpidezza di chi la nebbia la conosce solo come fenomeno fisico, è il parlare tutta la sera col gestore, e del capire dove ti stai sedendo, dei pensieri che sfuggono, del sempre qualcuno che ti rivolge la parola, del non capire che ci possono essere anche periodi no e non solo giornate.
Un altro anno è andato ( e fanno due)

1 commenti:

duhangst ha detto...

Ho sentito quasi gli odori di questo racconto. l'odore di osteria, l'odore del vino.