lunedì, novembre 09, 2009

Time is running out

Meno di una settimana per prepararsi a rincontrare un passato. Speriamo di riuscirci.
Al momento brancolo nel buio, devo assolutamente inventarmi qualcosa.

sabato, novembre 07, 2009

Jack la faceva facile (13)

Steso sul letto, come se la giocatrice di scacchi stesse per giungere a farmi visita, con le sacche lacrimali piene, guardo il soffito e vedo un mondo, una casa senza riscaldamento, un freddo che lenisce e rallenta qualsiasi cosa tranne le sinapsi che corrono veloci portando a scatti di nervi e sbalzi d'umore.
Un evento della vita, la paura, mai così viva e forte, senza di essa di non esisterebbe il coraggio, ma vorrei volentieri farne a meno di scoprirlo, un possibile rivedersi tra una settimana, 7 mesi di gestazione, immagino come possa essere, la fine è sempre quella, in un baretto a bere vino rosso, a fumare sigarette. Ho sempre cercato d'essere pronto, ad immaginarmi scenari peggiori, prendere in considerazione ogni possibile variante, trovare soluzione. Brancolo nel buio, s'improvvisa, ancora una volta ho capito che nemmeno questa è la mia città, fuggo, forse, ricominciare tutto ogni volta, da zero, solo a pensarci mi stanca, sto invecchiando, una stabilità in qualsiasi aspetto della vita causerebbe instabilità, un paradosso che ben racconta il tutto, forse è una pallida scusa, invece che costruire qualcosa in un posto, si appoggia un qualcosa di provvisorio, poi via, lo si richiude e si riparte. Un piano però stavolta cerco di farlo, un qualche checkpoint tenterò di averlo ma poco importa, la verità è che non so proprio che pesci pigliare, brancolo in una sorta di buio, non navighiamo neanche a vista, navighiamo col tatto.
Mi ci sto abituando, se non fosse che tutto il mondo intorno a me gira all'incontrario, se in molte cose (se non tutte) tu procedi all'inverso, credo sia saggio porsi domande e cercare risposte, possibilmente immediate. Poi però la verità è che non me ne frega niente.
Impari tante cose, l'unica cosa che non ti viene insegnata è come andare avanti quando pensi d'aver commesso un grosso errore, credo che te lo porterai sempre dentro, ogni tanto tornerà, non diventerà un ricordo ma devi imparare a conviverci.

martedì, novembre 03, 2009

Far(ewell) away

Un anno fa c'incontrammo per la prima volta, uscimmo dal tempo e dallo spazio, nelle radure delle nostre terre, coperte di neve, nella notte fino al mattino, sapendo che da lì a poco che ne saremmo andati, ai poli opposti, incrociandosi successivamente, tutte e due presi dalle nostre cose, io ad inseguirti tu a sfuggire, con i nostri dubbi ciclici e le nostre certezze, incrollabili a volte, vacillanti altre, prima persona da anni a questa parte che ho preso come esempio e come stimolo.
Con poco mi hai insegnato tanto. Ora te ne vai lontano e per un bel pò, forse tornerai forse no, grazie di tutto.

sabato, ottobre 31, 2009

I doppi

Parliamoci chiaro, essere infelici è più bello e facile che essere felici.
Per essere felici ti devi dare una mossa, devi sbatterti, devi cercare e trovare qualcosa, devi lottare, sai che non puoi avere tutto e ti devi accontentare e fare compromessi.
L'infelicità quella invece è servita, non la devi cercare, ti viene a fare compagnia lei, ti giustifica tutto, il tuo problema sarà insormontabile e potrebbe portare alla fine del mondo, non come quelli di altri, ti giustifica di avere la testa da un'altra parte, fa sembrare anche il più naturale degli avvenimenti come una evento grandioso (almeno oggi c'è il sole), tiene a distanza gli altri, ti porta a lasciare perdere perché tanto... oppure a fare scelte sconsiderate destinate a naufragare come neanche i navigatori alle colonne d'Ercole perché tanto.....
Ti da quell'aria imbronciata, incazzata col mondo, a metà tra la rabbia giovane e gioventù bruciata, che una volta era quella del duro dal broncio ribelle (che però forse aveva un cuore da teddy bear) ora però vieni scambiato per un emo depresso cronico, situazione che potrebbe provocare ancora più depressione, visto che potevi essere scambiato per un punk intrecciato nel tessuto urbano, ma no, invece ti tocca l'emo.
La felicità sono i giorni che hai vissuto, l'infelicità quanti ancora te ne rimangono da vivere.
Stai per prendere sonno, pensieri che tornano alla carica, pronti a conquistare quello spiraglio di notte che potrebbe farti dormire, invece loro, molto cordiali, ci tengono a scortarti ad occhi aperti fino all'alba, prendi il caffè e fumi la sigaretta, con gli occhi ancora socchiusi ti lavi la faccia e ti guardi allo specchio, non ti vedi, il muro che hai eretto atto ad impedirti di essere felice, ti impedisce di vederti, è un muro duro ma sottile, lieve, diviso simmetricamente in due parti, la prima che si non riflette in quello che vede, l'altra che invece lo fa ed è contenta di essere te, in mezzo una sottilissima linea di demarcazione, quella la linea nella quale tu cammini, prestando la massima attenzione a non sostare troppo nell'una o nell'altra zona, rivolgi lo sguardo allo specchio, sorridi.
Che sia il primo giorno del resto della tua vita?

martedì, ottobre 27, 2009

Visto

Faccio il caffè nella macchinetta che mi regalasti prima di più partire,
ho imparato a cucinare e lo faccio pure discretamente e per più persone,
riesco a tenere una casa in maniera dignitosa,
viaggio pure abbastanza sia per lavoro che per piacere.
Sono senza soldi ma riesco ad arrangiarmi,
dormo 2 ore a notte e neanche consecutive.
Credevo d'essere forte e forse lo ero ma ogni tanto accuso.
Non ho più nessuna certezza e vivo alla giornata, non faccio un progetto a lungo termine da mesi.
Sono malinconicamente felice :-)
Che il tempo guarisce ogni ferita son tutte strunzate, cicatrizza e spinge ancora più
in profondità la ferita, cronicizzando il dolore.
Non darsi un'altra possibilità di essere felici evita altre sofferenze.
Però è questo dolore che ti fa sentire vivo e che ti fa andare avanti ed essere contento.

domenica, ottobre 25, 2009

Contento.

Si comincia a risalire la china :-D

mercoledì, ottobre 21, 2009

Bene così

La solitudine è ancora più lampante nella moltitudine.
L'anaffettività che fino ad un anno fa sembrava lontana ora è raggiunta.
Il silenzio, solo qualche flebile rumore di qualche cartaccia che svolazza intrappolata dentro un angolo, il rumore del fumo fresco che entra nei tuoi polmoni e fa scoppiettare i tuoi bronchi.
Il rossore del vino che si irradia nel tuo viso.
Gli ultimi scampi del passato che vengono sbriciolati.
I conti fatti col tuo fegato che certamente non ti assolverà.


giovedì, ottobre 15, 2009

il non posto

- C'è l'hai un buco, anche al bancone?

Quando vi sono sono i tavoli accerchiati dalle persone con il prodotto di Bacco al centro ad essere venerato così esordisco di solito all'osteria.
La luce attenuata, il ciak ciak delle scarpe sul terreno, il colore marrone predominante, di quel legno, una volta forse pregiato che è che lì dal doppio dei tuoi anni ma che ne dimostra 4 volte tanto e sembra raccattato al cassonetto di fronte, tavoli che portano le cicatrici di dediche, di accasciamenti, di battute di bicchieri, di testa, di pugni di strozzi delle briscole.
Il vino, il principe dell'osteria, il re. Comanda lui. Ne ordini una bottiglia, hai tutta la notte per soddisfarla, lei ha tutto il giorno dopo per fartela pagare, specie se non l'hai portata a mangiare, diventa un rapporto a tre, dopo la rossa ci vuole la bionda, Bacco e Tabacco rimano assieme, a volte può apparire Venere ma raramente si trattiene e spesso al mattino diviene Medusa.
Il dolce aroma ti avviluppa i sensi, diviene l'amico col quale parlare, ti da una pacca sulla spalla, un breve movimento, vorresti lasciare che il tuo sedere lasciasse quel rugoso e duro sgabello, nodoso, finire per terra, steso e guardare quel soffitto, alto, pieno di poster sbiaditi e di oggetti antichi, alcuni fatti di cocchi ricomposti che diventano specchio della tua dignità in questo momento. L'aria si raffredda, il silenzio comincia a dettare i suoi tempi, il calore umano si dirada.
Un'altra bottiglia grazie, le ore diventano piccole e la notte si fa grande, rimangono solo gli intrepidi, coloro che hanno da confessare, che devono guardarsi dentro, urlando il loro dolore e facendolo rimbalzare contro il legno duro del tavolo per fronteggiarlo, i giovani diventano anziani, avendo bisogno di un bastone e poi all'improvviso si diventa bambini, camminando a carponi.
Non c'è due senza tre e la diaspora vien da se.
Il ricambio avviene, qualcuno entra, impavido, urlando la sua rabbia al mondo, la sua felicità, lo conosci, ci si conosce tutti, la fisiognomica è fondamentale, sappiamo chi siamo, un cenno, un saluto qualche volta uno scambio veloce di cortesie, ma ci si chiede perché si è lì a quell'ora e da soli, perché non si ha una compagnia, perché non va dalla propria famiglia. Un macchina del tempo indirizzata al futuro molto mossa e sbiadita.
La nebbia impera, quel grigiore dell'aria e dei tuoi polmoni, la lingua rosso sangue, la quarta è con te, hai trovato compagnia, le parole fendono il fumo, ci si guarda come si fosse innamorati, si gioca e si parla aulico storpiando la l'italiano, un'autobiografia del presente in 30 parole mal assortite ma tanto basta, le scelte musicali del gestore, la richiesta di un pezzo, universale, rimembra ad entrambi qualcosa, di divertente e triste.
La quinta, l'eroica, la dividi, simbolo di un unione flebile e fugace nemesi del vino, duraturo e che penetra in profondità, il discorso continua, le fiamme ardono, delle candele, esci dal tempo.
La sesta ti porterà alla pastorale, a camminare fuori, a cadere sulla strada, che ti avvolge come una coperta, cadete in due, uno aggrappato all'altro, incapaci di gestirsi insieme, ma questa sera non potete fare a meno l'uno dell'altro, inutile avventurarsi nel mondo, meglio tornare al nido.
L'oste sorride, vi guarda, ti prepara un amaro, di quelli che riserva per te, il tuo fegato ha il passaporto in mano e saluta. Tu barcolli, cadi, ti rialzi, ma guarderai ancora una volta il sole che sorge negli occhi.

lunedì, ottobre 12, 2009

e arrivò il freddo....

pungente, devastante, il vento che ti taglia la faccia con le sue lame affilate, il vestiario ancora estivo, ti coglie di sorpresa, impreparato, le giornate rattrappiscono come le onde nella risacca, la voglia di casa, del focolare domestico.
Roma non è fatta per quella malinconia composta di nebbia, di notte buie, di quel vino rosso che scalda, del trovarsi solo in mezzo alla città, tu e il nulla con il ghiaccio dentro, con quella tristezza e quel confinarsi in casa, a leccarsi le ferite, soli, uscire e trovarsi in un osteria, di quelle aperte fino al mattino, a bere vino, due parole col gestore, del più e del meno, un giro sotto il portico, che chiude l'orizzonte, amplificando il peso dei tuoi pensieri che ti opprimono il cuore e non possono migrare verso l'altro, dell'università e dei suoi frequentatori che ti ricorda quando eri giovane, e magari ancora lo sei, ma ti rivedi quando avevi tutto e pensavi di non avere niente, ora pensi di avere tutto e non hai niente, del girovagare e sedersi in ogni scalino, in ogni piazza, fino a che rimane solo il flebile bruciare della carta dell'ennesima sigaretta il cui fuoco lentamente si confonde col rossore dell'alba, sbiadito dalla foschia, come alcuni ricordi, ma che s'infiamma con l'ultimo bicchiere di vino e ti riporta al giorno con lo schioccare dalla serranda dell'osteria che chiude. Un altro giorno è andato.

Roma non è fatta per questo, è per l'allegria, non concepisce la malinconia, il chiudersi, il vagare da solo, è luce anche di notte, è la limpidezza di chi la nebbia la conosce solo come fenomeno fisico, è il parlare tutta la sera col gestore, e del capire dove ti stai sedendo, dei pensieri che sfuggono, del sempre qualcuno che ti rivolge la parola, del non capire che ci possono essere anche periodi no e non solo giornate.
Un altro anno è andato ( e fanno due)

mercoledì, ottobre 07, 2009

It's simple

Chi mi sta vicino soffre, per quello non voglio nessuno/a.

martedì, ottobre 06, 2009

La rivoluzione può iniziare anche oggi, ma è il domani che richiede la tua presenza....

Non so. Ormai mi sento isolato, solo, penso che l'unica mia strada sia emigrare, viaggiare, non voglio vivere in un sistema fatto di clientele, di favori ricevuti e poi restituiti, di soldi rubati con i peggiori sotterfugi. Sono stanco, di lottare, di prenderla in c**o, di essere lasciato da solo nel momento in cui si doveva sferrare il colpo di grazia al nemico, il quale promise vantaggi ai compagni di battaglia.
Non so veramente che fare, la momento mi mangio il fegato, schiumo rabbia, nell'indifferenza più totale, nel lassismo e nel tentare di garantirsi il posto o il calcio in c**o.

domenica, ottobre 04, 2009

Per la libertà di stampa

mercoledì, settembre 23, 2009

Vediamo

di provare a fare 4 giorni a Fano....

venerdì, settembre 18, 2009

Incontro

Ovviamente nel mio peregrinare tra la valle Bolognesi alla ricerca di quel qualcosa mi viene la bella idea che devo portare una bottiglia di vino a Francesco Guccini per ringraziarlo di tutto quello che ha scritto, perché quando qualcuno mi chiede come sto rispondo con una sua canzone, perché alla sera quando stappo la mia solita bottiglia di vino rosso, sigaretta nella mano sinistra e vino nella destra con le sue canzoni in sottofondo, perché in Lituania ho spiegato che l'eskimo che porto è anche una canzone traducendola agli amici stranieri attoniti, gli ho fatto un breve sunto dei miei due anni della mia vita (eh sì dovevo spaccare i coglioni anche a lui :-P) per fargli capire l'importanza delle canzoni sue e di quanto abbia ben descritto quelle atmosfere della Bologna universitaria e quella gioventù.
Già Bologna, ho deciso che non vi metterò più piede per qualche tempo, solo nella provincia e dintorni, quei ricordi che ti fanno stare sveglio, con il colore del cielo che diviene uguale al bicchiere di vino che hai a fianco, l'ennesimo e l'ennesima alba che vedi nascere, ti risvegli che il sole ha comunque compiuto pochi passi e torna a guardarti, un altro giorno.

martedì, settembre 15, 2009

Bologna.

Una squallida persona del fatale destino tra la via Emilia e il west, impossibilitata a guardarsi dentro mentre corre il treno.